Il progetto cyberbox nasce come costola del più complesso progetto cybersecurity, con lo specifico scopo di 'creare' un appliance che avesse spiccate qualità di modularità e scalabilità a basso costo e con un elevato tasso di sicurezza.

    Prima di passare alla scelta dei componenti fu effettuata un'analisi delle situazioni in cui cyberbox doveva operare. Era sempre più frequente trovare all'interno delle aziende l'esperto di computer capace di installare e risovere i problemi più vari spesso tralasciando però le problematiche relative alla sicurezza. Il primo problema che cyberbox doveva risolvere era quello di essere una macchina chiusa, inaccessibile agli operatori non autorizzati ed inesperti; sovente ci era capitato di trovare server di rete/gateway con giochi e/o software shareware scaricato dalla rete e di dubbia provenienza. Da qui anche la scelta dell'aspetto esteriore che doveva suggerire l'idea di trovarsi di fronte ad un router e non ad un server/pc. Un secondo problema era quello di poter gestire, autorizzare e controllare attraverso questa macchina tutto il traffico da e verso internet. La configurazione firewall diventò quindi la base operativa di cyberbox. Restava da scegliere il sistema operativo da adottare. Doveva necessariamente rispondere a diversi requisiti: costi non elevati, altissima affidabilità, espandibilità totale del progetto, controllo totale dei programmi che vi sarebbero eseguiti, aggiornamenti costanti ed abbondante documentazione. La scelta fu dunque pressochè univoca: si adottò il sistema operativo Linux. Si scelse inoltre di adottare un hardware standard ed altamente affidabile, di facile reperibilità e dai costi non elevati.

    I primi cyberbox furono costruiti in modalità rackmount, proprio per rispettare tutte quelle caratteristiche, sopraelencate, che dovevano essere soddifatte; successivamente con lo sviluppo di nuove tecnologie e con l'ampliarsi della domanda è stato sviluppato un cyberbox in modalità book-size.